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2020 arte contemporanea, artista, street art

A viver sani fummo predisposti, nel mezzo di un non so cucirono la nostra attenzione, persa in quel desiderio di gazza che si schianta sul riverbero di un luccichio apparente.

Stolti procediamo verso la ricompensa, che ci qualifica come aventi diritto alla vita dei vuoti, che a rendere vengono destinati, in fila, strigliati, ripuliti e lucidi; perché all’aspettativa si corrisponda prima del riuso.

{IshtaryaProject}

2019 - BLACK HOLE

Civiltà[dot]com

 

Ci colsero persi, contriti e avvizziti, strisciando sul fondo di un arcobaleno corrotto.

I colori vivaci si spensero urlando e solo la cenere si alzò evaporando, lasciandoci appesi, pesanti e dolenti a quell’arco di cielo coperto da un velo. Come fosse di gomma, sottile e potente aspirava [al]la vita di tutta la gente, che di certo ignorava il nostro esser lassù, veggenti impotenti, castrati e insolenti.

Nessuno guardò alzando la testa, giacché niente valeva una esosa protesta: gli sguardi erano bassi, a contarsi nei passi di quel tempo infelice, distratto e confuso: un eterno refuso, dal gesto coatto.

Mai nulla di certo, un paletto piantato, un diritto sancito, mai eroso o violato.

Tutto era precario, in una marcia sbilenca spacciata per vita, corretta e redenta.

Rendere grazie a chi muoveva le sorti, era obbligo chiesto, ma il premio era lauto: la targa di onesto.

 

{IshtaryaProject}

Luca

Gavarini

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